Con la mente un po' cloroformizzata, in questi giorni non mi sono mai posto una domanda che, finalmente, ha fatto capolino tra i miei due neuroni: percbe' in Albania tolgono l'elettricita' 6/7 ore al giorno?
Indagando un po', le risposte arrivano. Negli anni '70, il settore energetico era strutturato come segue: 75% idroelettrico e 25% carbone.
Berisha (allora comunista convinto) era tra coloro i quali spingevano per l'abbandono del carbone, in quanto poco profittevole per le casse dello Stato.
Dopo la transizione (dal crollo del regime sono passati 17 anni) Berisha, non piu' comunista ma (quel che conta) sempre piu' convinto e soprattutto premier, adotta la sua strategia.
Risultato: le miniere chiudono e il sistema energetico si basa ora, al 99% (!!!!!), sull'idroelettrico.
Nel frattempo, arrivano cambiamento climatico, lunghi estati calde, crisi internazionali... E arriva anche la famosa crescita.
Risultato: aumenta vertiginosamente la domanda di energia e si riduce drammaticamente l'offerta (questo nonostante l'Albania, insieme alla Svezia, sia il Paese con piu' risorse acquifere da falde sotterranee d'Europa).
I fiumi si prosciugano, la pioggia diminuisce, cominciano i black out (prima sporadici, poi sempre piu' diffusi).
Risultato: la crisi energetica e' evidente e lo e' ancora di piu' adesso che anche la Grecia (principale Paese da cui l'Albania importa elettricita') ha dichiarato lo stato d'emergenza.
Non e' difficile intravedere nuvole all'orizzonte di questo martoriato Paese e, purtroppo, non sono nuvole cariche d'acqua, ma di vulnerabilita' e recessione.
Servirebbe una strategia illuminata (manco a farlo apposta): la diversificazione delle risorse energetiche, la riduzione del peso dell'idroelettrico a favore di fonti rinnovabili, un deciso impegno del governo a rendere efficace ed efficiente la gestione dell'oro blu.
In Valtellina e in Italia la questione, forse, e' ancora sufficientemente sotto controllo perche' ci sia tempo per intervenire, ma non e' difficile immaginare cio' che, anche per il Belpaese, riserva il futuro: senza una politica energetica seria, si va incontro al rischio di diventare vulnerabili.
Non so voi, ma prestero' piu' attenzione al rubinetto e all'acqua che bolle per gli spaghetti: abbiamo sotto il naso cio' che significa una deregolamentazione del servizio idrico. Non possiamo ignorare che l'Italia investe ancora in idroelettrico, un settore che non ha futuro per tante ragioni; non possiamo ignorare che l'Italia l'anno prossimo sara' in debito rispetto agli obblighi del Protocollo di Kyoto (qualcuno si ricorda che questo si traduce in soldi da pagare per i crediti alle emissioni?).
Mi aspetto dal futuro Partito Democratico valtellinese che la gestione dell'acqua rientri tra le priorita' delle azioni di governo. Mi aspetto da quello nazionale che le politiche energetiche acquistino vigore e importanza nell'agenda.
Va bene che Kyoto schiaccia Kyoto, ma c'e' bisogno di una forza di governo che crei consapevolezza e cultura dell'amministrazione e che non debba sempre affare affidamento sul voto della sempiterna Montalcini.
Del resto, dove c'e' acqua c'e Rita...
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