Affannosamente.
Si viene accusati di disfattismo e di inutilità della polemica, ma trovo molto più inconcludente continuare a fingere. A proseguire con la stessa dirigenza incompetente. E dalle capacità limitate.
Il mio occhio è sempre alla Valtellina.
Piaccia o no, mi sono fatto una convinzione: la sinistra in valle ha bisogno di un ricambio dei vertici.
Provate a chiedere che chi riveste il ruolo di segretario (per lo meno quello provinciale) abbia una laurea o un livello di cultura degno.
Sarete additati come arroganti o professorini.
Come classisti.
Eppure trovo profondamente legittimo, e del tutto innocuo, esigere che i tuoi rappresentanti abbiano delle competenze. In Europa succede così.
E la laurea non è più un prerequisito.
Diventa semplicemente più probabile trovare un certo tipo di profilo all'interno di una certa popolazione.
Chi guida un partito, chi decide una linea politica deve sapere di che cosa parla.
Lo deve alle persone che si candida a rappresentare.
Questa è etica della responsabilità.
Deve sapere che Aldo Aniasi si scrive senza G e che Gustav Klimt non ha mai dipinto Il bacio pensando ad un tizio che "zompa su una donna".
Questa è l'amara e, lo ammetto, frustrata, mia considerazione.
Non si può continuare a difendere persone che si fanno scudo della tradizione di un grande sindacato come la CGIL, o la CISL, o la UIL, solo per continuare a vivere di rendita.
I sindacati, in Italia, e la concertazione hanno avuto ed hanno un ruolo fondamentale. Tuttavia, bisogna evolvere; bisogna saper leggere le trasformazioni di una società.
E mutare.
La mia verità, che come tale resta del tutto relativa e assolutamente limitata, è che i rappresentanti della sinistra locale (e, forse, nazionale) sono figli di una cultura di massa male interpretata: non si è proceduto ad uniformare tutti verso l'alto ma, al contrario, si è pensato di livellare ognuno verso il basso.
Così che personaggi piuttosto anonimi e francamente incompetenti esercitano ruoli chiave e parlano.
Logorrea.
Ora, sull'Expo 2015, c'è del vero che è una vergogna l'esclusione della Valtellina dalle linee guida.
Ma pongo una domanda: ci si muove adesso?
Questa esclusione non è forse figlia delle mille decisioni improvvide prese anche dalla sinistra, nel corso di tutti questi anni? Quando l'allora pluri-candidato Enrico Dioli (a non mi ricordo quale carica) benedì il progetto della statale a 4 corsie, non contribuì forse ad accettare un modello di sviluppo, per la nostra valle, che grida vendetta?
Tutti i mille discorsi fatti su Carcano e pedemontana; la cronica incapacità di affrontare la questione acque, salvo timidi e assolutamente inutili comunicati stampa? L'incapacità di produrre la cultura dell'integrazione, con la CGIL in ritardo siderale (di parecchi anni rispetto alla CISL) nel comprendere la necessità di un tavolo sull'immigrazione.
Sindacati incapaci e incompetenti nel tutelare le ragioni dei lavoratori, preoccupati a difendere privilegi.
Non soltanto di chi ha maturato con lotte decennali un sacrosanto diritto alla protezione sociale, ma anche e sopratutto di persone che si approfittano del sistema pubblico.
E non lavorano.
Di qui la facilità di presa sulla gente di argomenti come quello di Berlusconi: "a sinistra non hanno mai lavorato un giorno".
Odioso e stupido.
Eppure, avrei un elenco di una decina di persone, tutte spesso felici di apparire sui giornali locali, per le quali non saprei rispondere alla domanda: che professione svolge?
La Valtellina esclusa dall'Expo 2015.
E che dire dei mondiali di Bormio, colpevolmente mai divenuti oggetto di una vera battaglia politica? Battaglia e proposta, aggiungo, semplicemente basandosi sul virtuoso modello di Torino 2006, ad esempio.
E invece si è lasciata sola Legambiente (che ha ottenuto comunque risultati eccezionali) per benedire silenziosamente, ancora, le sciagurate scelte dell'amministrazione regionale, con buona pace e felicità degli albergatori bormini.
Che non voteranno mai PD, ma ringraziano come sempre per questa rincorsa affannosa a destra, che offre loro regali in quantità.
Si viene accusati di disfattismo...
Ma chi è il vero disfattista?
Perdura una mediocre visione miope. Si naviga a vista, sempre inseguendo, appunto.
Prima delle elezioni, si correva dietro alle imprese. Idea geniale invitare il ministro delle Politiche agricole e farlo parlare con i produttori di bresaole e i grossi nomi (ma grossi di che, poi???) invece che con i piccoli coltivatori e con chi ha le cooperative agricole.
Ovviamente i produttori di bresaole ringraziano. E votano a destra, come da tradizione.
Ora, dopo la batosta, si rincorricchia a sinistra, con un occhio però al centro: comunicati stampa scritti in un pessimo italiano (ribadisco che non è una sciocchezza: è mancanza di rispetto nei confronti di chi legge), festicciole e prese di posizione più o meno ufficiali.
Ma la sostanza non cambia: niente idee e niente competenze, pronti alla fine a ribadire i pilastri su cui si basa la società valtellinese.
Due banche, un supermercato e la solita parrocchia.
Per cui, che non ci si lamenti dell'esclusione della Valtellina dall'Expo 2015: un po' come Gertrude, finita in un meccanismo perverso dopo il primo sì che la legava inevitabilmente al destino monacale, il primo passetto a destra portava con sè anche il secondo. E il terzo. E così via.
La sinistra che tradisce se stessa va avanti a piccoli sorsi di cicuta verso il burrone.
Resta da capire se morirà avvelenata o precipitando.
Come in una mongolfiera triste, la dirigenza incompetente ha serenamente buttato via la zavorra: prima Marx ('a ciascuno secondo le proprie opportunità, ad ognuno secondo i propri bisogni', significa meritocrazia e redistribuzione), poi il socialismo. E ancora la falce e il martello, l'intelligenza, la visione.
La mongolfiera è ancorata a terra.
C'è gente che ha l'anima pesante.






Lì un re stupido, che voleva fare la guerra, farcì un galeone di cannoni. Il giorno del varo la nave affondò, con somma vergogna della casata reale. Ma il popolo, come sempre gentile, ha conservato il relitto e, 300 anni dopo, gli ha costruito intorno un museo per ricordarsi della gloria e della vanità


