
Piove: qualche goccia cosa vuoi che sia? Una lacrima s'è persa nel Mar Malinconia

Piove: qualche goccia cosa vuoi che sia? Una lacrima s'è persa nel Mar Malinconia
Fosco Maraini debasterebbe sluccicangelo mascarpotente. La stellafrizza lirifriffola del suo moscobarciccio mi induflette a dedicasbrare qualchio versabittolo mreaviglietto alle gemellofonti di ispirasogno, Leseassociate.
A panlortutte nel noiofumolo sdipanazzarsi del pomerbriniggio, un bacinfesta e la poesinforme segugiamente futurofola:
Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dagro e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infrangelluto,
ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;
è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio
in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.
Ieri sono stato all'Assemblea Nazionale del Partito Democratico: che piaccia o no, è stato un momento storico e mi fa un certo effetto essere tra i costituenti di un partito italiano.
Cose belle, cose brutte, una babele di emozioni: giornata comunque unica.
Dietro il cartellino da delegato, pochi sparuti appunti: innanzitutto, il colore. Il colore di ieri, infatti, è stato il verde: un verde oliva, profondo e non elettrico. Che trasmette pace e non attacca. Per uno che viene dalla Valtellina, è bello restituire finalmente dignità, tra le proprie emozioni, ad una sfumatura che l'aveva persa, stinta nella centrifuga del disgusto della Lega Nord.
Le parole d'ordine: creatività, innovazione, continuamente ricordate. La grinta di Veltroni e delle tante persone semplici che c'erano e che si sono conosciute, annusate, indovinando simpatie e future amicizie.
Mai, e questo mi è piaciuto molto, è stata fatta da Veltroni la parola CATTOLICO: ispirazione laica e riformista, con una rivendicazione della tradizione socialista. So bene che il PD nasce anche dagli sforzi e dalla passione della Margherita, ma mi fa piacere che non nasca (almeno ieri è stato così) anche dalla Passione di Cristo.
Il momento più brutto, forse, è stata la fretta con cui si è proceduto alla lettura delle commissioni che lavoreranno per lo statuto e per il manifesto dei valori: scelte dalle segreterie regionali, hanno fatto sentire un po' tagliati fuori i delegati. L'errore, a mio modo di vedere, è stato semplicemente quello di non comunicare prima quello che, certo, immaginavo come necessario: la realizzazione a latere di strutture più snelle per procedere nei lavori. Era anche impensabile che 2800 persone, ieri, svolgessero una consultazione per operare la stessa decisione: troppi contrasti, vecchi e nuovi giochi di parte. D'altra parte, se sono contento che a scrivere il codice etico ci siano persone come Pierfrancesco Majorino, Ettore Scola, Moni Ovadia, Ozpetek...
Non posso non esprimere una perplessità sul nome di Ciriaco De Mita alla commissione manifesto delle idee.
Niente drammi, però, è la stagione del gelsomino e significa semplicemente che c'è molto/moltissimo da lavorare.
Mi spiego: in Francia, in questo primo mese, ho apprezzato infatti una curiosa variante delle vendite di rose degli ambulanti a Milano. Spesso, infatti, il classico immigrato pakistano si avvicina al tavolo di una brasserie bardato di una corona bianca che, a prima vista, si direbbe fatta d'aglio.
'Perchè mai va in giro vendendo aglio? Sono forse un vampiro?' e mentre ancora ti fai la domanda, il profumo intenso ti avvolge insieme con la risposta: gelsomino. Il gelsomino è il fiore della timidezza, di chi si butta ma non esagera, dell'affetto sincero e dell'ardire ragionato.
Ecco, questa è la stagione del gelsomino: il PD che sembra rovinare l'alito, da lontano, spero che non ci succhi il sangue e che ci avvolga, al contrario, con il suo profumo. Che sappia proporci e farsi proporre. Dev'essere il partito dei cittadini, del protagonismo: basta con parole come società civile, mille volte lontane dalla vita vera. Dev'essere il partito delle scelte profumate.
E ieri, cercando il profumo di nuovi amici, di Sesto S. Giovanni, di Chiavenna, di Monopoli, Bari e Lecce... Di Milano e di Messina... Ieri ho provato l'emozione di sentirmi protagonista, mentre parlava Maria Falcone, l'ultima ad intervenire prima delle conclusioni di Veltroni.
Maria ricordava suo fratello e il RISPETTO DELLE REGOLE. Il valore della democrazia come libertà di scelta e di parola. E ricordava che la mafia vince dove lo Stato non sa dare risposte di regole e di creatività alle necessità dei giovani e di tutti.
La mafia vince dove c'è paura e disillusione: la paura di essere se stessi, di confrontarsi anche a costo di qualche rischio; di denunciare le ingiustizie e difendere con convinzione le proprie idee. La mafia è anche e soprattutto questo. Mentre parlava, ricordavo quando, avevo 14 anni, proprio in quel 23 maggio esplose in me la paura. E per un'intera estate la lasciai guidarmi, perchè non volli andare a Palermo, stupidamente.
Lasciai vincere la mafia, allora, come l'ho fatto (e faccio autocritica) ogni volta che ho ceduto alla paura. Non bisogna avere paura: e per non avere paura una buona strategia è quella di non essere soli. E' quella di pensarsi come membro di una comunità e per la comunità pensare. E' quella di non cedere al disimpegno, al disinteresse, alla mediocrità di calcoli banali. E' quella di non diventare complici di un disegno autodefinendoti, senza motivo, comparsa. E' quella di essere veri. E semplici nella difficoltà.
Avvolgendo noi e il mondo di human security (che non è la sicurezza della Lega Nord e di Penati). E del profumo di gelsomino.
E' stata una giornata convulsa, di quelle che fanno andare in fibrillazione e arrabbiare. Ma anche di quelle che fanno vergognare per il triste spettacolo dato dalla politica italiana. Oggi, grazie ad un amico, ho potuto leggere un articolo apparso sul Times di Londra: il solito rimprovero alle contraddizioni italiane.
Nella fattispecie, si parlava di una cosa che mi sta a cuore: la famosa proposta di legge di un registro per i bloggers, sul cui contenuto è intervenuto anche il ministro Gentiloni dicendo: "Scusate, mi sono sbagliato... Non ho letto bene il testo" (sic!!!!).
Bernhard Warner è giornalista inglese che collabora con varie testate, Times in testa: insegna alla John Cabot University a Roma e, a differenza degli inarrivabili giornalisti italiani, ha risposto subito alla mie lettera: qui di seguito pubblico lo scambio di email.
La libertà di parola va difesa senza titubanze, senza compromessi. E' imprescindibile per uno Stato che voglia considerarsi moderno.
E chi vuole denunciarmi, lo faccia pure. Come diceva Novecento, in culo al jazz... By the end, I am hopeful.
La mia lettera
Dear Bernhard,
I read with interest the article you wrote for Times about blogs and laws in Italy. I am a researcher living in Paris and I just entered with enthusiasm in the Democratic Party gonna to be leaded by Walter Veltroni, hoping in a real change of Italian political class.
I love my country and always suffer when reading the foreign newspapers talking about Italian scandals and this is basically the reason for which, even if from abroad, I am trying to do directly something for politics. I have been elected as a delegate of the Assembly and hope to can contribute somehow. However (even if I must confess I found some of the sentences of your article a little bit too ironic) I share with you the alarms about the idea of a law to basically limit freedom of bloggers. I must add that it is not just a problem of the political ruling class: in that sense, the most blamable thing is that Minister Paolo Gentiloni openly said that the text of the law is wrong and that he apologizes for not having read it carefully...
Considering that it is said by the Minister of Communication, it's really something weird.
However, my worries are more substantial: I think that in Italy there is something wrong due to the absence of a civic culture and of a clear idea of rights and citizenship. I do have a blog too and I personally followed a news on which I was interested on, related to the town where I was born (in the Alps): basically, a municipality has given money (lots of money, 300000 euros for 15 years...) to finance the private library of a bank, even if in the town there is already a public library which is supposed (I think) to be in troubles in the medium run due to the lack of resources. However, even if I think that usually project financing works the other way round (it's a private institution which co-finances a project of public interest) everyone can have his opinion on that: quot homines tot pareres. The problem is that in Italy it is not like this. What I did on my blog was to post my opinion and the facts, just saying I disagreed with the project. I searched for the help of the political institutions to organize a public discussion, with no answer (just private boosts which in public were never confirmed). One day, then, I wrote a letter to the president of the bank: firstly, he kindly answered appreciating my positive attitude even if my opinion was different from his. Then he probably searched on the web finding my blog and (I do not know why) he started writing letters and letters threatening me of legal actions if I had not cancelled my posts from the web. He was intimidating and also scaring, somehow: he knew before me (and the only possibility is that he has people passing him private information) that a local newspaper would publish one letter I wrote, forcing me to cancel it...
And so on and so for...
I am sorry for the long mail, but the end of the story is that theoretical friends were photographed in the day of inauguration of the library and that, substantially, I had not the freedom of saying something different. In Italy, the mistake (which I often do too) is to think that Berlusconi is the only evil... I think that the direction of causality has to be reversed: it is not Berlusconi who creates Italy as we know it; it's Italy how we know it that creates Berlusconi. In each small town throughout the country there are small bosses, small Berlusconi who, even if they do not formally have the power, control everything. Being them presidents of small banks, solicitors, entrepreneurs, what matters it that they behave as if they lived in a glass tower without stairs and lift: unreachable, silent.
And powerful.
Looking everyone from the top and contributing to worsen the already bad situation. La situazione è grave, ma non è seria. It's a famous sentence of a great Italian writer. Hope that we bloggers we will be able to expand the concept of freedom. Many thanks for your attention, all the best
Luciano Canova
La risposta di Bernhard
Luciano,
Thank you for taking the time to write me such a thoughtful response. I share your frustration, but, like you, I am hopeful. I have been doing a lot of work with blogs and bloggers over the past 2 years. In my view, bloggers represent a crucial voice for any civil society. To put it simply, blogs (not all of them, not even some of them, but enough) act as the eyes and ears of a community. They introduce a level of accountability into everyday life. The mayor or the postmaster or the football manager, they all need to understand this, just as journalists and yes, bloggers too, must understand that they are accountable for their words and actions. Otherwise you have a society of untouchables, intoccabili, I believe you call it. A society where the untouchables -- whether right, left, centre, straight, gay, Catholic -- thrive can have a corroding effect on society. This is my fear for this country. I live here. I am not Italian. My wife is. I plan to make a future here. I don't want opportunities stripped of deserving people simply because a privileged class of politicians are only focussed on protecting their livelihood.
But, as I said before, I am hopeful.
Please keep in touch.
Prodi adotta la tattica zen: attendista, quasi immobile, serena. Aspetta seduto sulla riva del fiume e prima o poi il cadavere passerà. Chissà se pensava alla possibilità che il cadavere fosse il suo.
Da aderente convinto al PD, responsabile di quanto sto per dire, per onestà intellettuale chioso: qualcuno ponga fine a questo spettacolo indegno.

Nella città di Queneau, ma fedele alla grammatica della fantasia di Rodari, posto questo esperimento favolistico, per chi volesse scaricarlo. Ogni feedback è naturalmente ben accetto.


Nella caparbia tradizione del binomio fantastico, sempre convinto che una risata ci salverà.
Bonne journeé
Paolo è un divoratore di libri: indovina gli attimi per professione e sa sempre come pescare la parola giusta. Paolo è un grande autore di racconti: storie che nascono e vivono di leggerezza, già più volte menzionata in questo blog come valore. Paolo ha la penna felice ed intrisa di musica: le frasi scivolano come su un pentagramma, di pagina in pagina. Paolo ha scritto un romanzo in levare, al tempo di reggae. Paolo è un amico e voglio consigliarvi il suo romanzo, L'estate di Bob Marley, di cui pubblico la recensione apparsa su Rockol.
Pietro ha un grande rimpianto nella vita: non essere andato al concerto di Bob Marley a Milano. E’ uno scrittore, in crisi di mezz’età, e una mattina si risveglia e si sente strano. Si accorge che è il 27 giugno 1980, e suo fratello gli offre un biglietto per il concerto di quella sera. Da lì in poi, rivive quel periodo, ma con la coscienza e il senno di poi.
Lo spunto narrativo de “L’estate di Bob Marley” non è dei più solidi, diciamolo. Ma è svolto bene, e Pasi – di professione giornalista del TG3 – lo usa per raccontare quel periodo di tensioni sociali che ora sembrano molto distanti, quelle del terrorismo. Le musiche, quelle invece sono sempre attuali, e la figura di Marley svetta come un filo conduttore di tutto il libro.
Su Marley, come su tutti i grandi della musica popolare, è stato scritto moltissimo. Tutte le biografie, anche quelle anglosassoni, sono concordi nel citare il concerto di Milano come uno dei punti più alti della carriera di “Tuff gong”, che di lì a pochi mesi avrebbe tenuto gli ultimi concerti, sopraffatto dal tumore che lo avrebbe ucciso meno di un anno dopo. Come documento storico, vi consigliamo di dare un’occhiata a questo filmato su YouTube - http://www.youtube.com/watch?v=yOCNETfT_hw - l’unica intervista che concesse nell’occasione, una intervista al volo ad una giornalista del TG2 al suo atterraggio a Linate.
“L’estate di Bob Marley” non è una biografia, né un libro di storia, ma un romanzo – piacevole e scorrevole, se si accetta la finzione letteraria dello spunto narrativo – che restituisce al re del reggae il suo giusto posto nella storia musicale e sociale degli ultimi 25 anni.

Ecco pronte due nuove opere per il Museo D'Orsù. Una è proposta da Luc Petits e la si può intitolare, come lui stesso suggerisce, Computer italiano,, ovvero Sintesi dell'inarrestabile evuluzione tecnologica del Belpaese oppure ancora Ritorno all'etica. Pardon, etichetta...

L'opera numero 2, invece, potrebbe considerarsi come un esempio di Computer Art misto a Epistemologia multimediale. Il lotto è suggerito da Francis Good Advised e allude all'eterno dilemma: relativismo e conoscenza, ovvero misurare il mondo con occhi diversi
Nel ringraziare i nuovi contributi, ricordo a tutti che ricevo volentieri proposte e suggerimenti per il Museo D'Orsù.
Orsù, non esitate!
Venerdì scorso ho proposto a Dimitris il Venerabile una scommessa: 40 euro (venti a testa) su Raikkonen che vince il Campionato del Mondo. Davano il finlandese a 7.50 su Sportingbet: la puntata sulla Pizza Connection (in sostanza, sono certo che fosse tutto combinato come risarcimento alla Ferrari per la stagione dello scandalo) ci avrebbe fruttato 300 euro.
Avrebbe.
Ovviamente, non mi hanno accettato la Carte Bleu.

La lista Sondrio accesa ha tolto il velo di Maja svelando al pubblico i suoi segreti. Vuole l'eccellenza per la Valtellina, in tutti i settori.
Per la cultura, in particolare, cita come suo idolo totemico Carlo Mola, il celeberrimo critico.
Per una Sondrio viva, attiva, brillante.
Ricordo, anni fa, di essermi trovato seduto accanto al grande critico: non so se fosse Precise parole di Lella Costa o qualcos'altro.
Mola è conosciuto per il suo severo e puntiglioso giudizio: anche gli attori più affermati escono spesso fustigati dalla sua penna tagliente. Per una Sondrio viva, attiva, brillante.
Con affabile gentilezza mi parlava della Scala, delle mirabolanti esibizioni della Callas. Oh, la Callas... Oh, il tempio sacro dell'italico genio musicale. Per una Sondrio viva, attiva, brillante.
Era un fiume in piena, inarrestabile nel suo romantico e nostalgico ricordo dei bei tempi che furono. Ma ora era lì, di nuovo, come sempre, a sviscerare una passione mai sopita per il teatro. Pronto ad incensare il merito e a biasimare la mediocrità. Per una Sondrio viva, attiva, brillante.
Si fece silenzio in sala, si abbassarono le luci. Poi, su il sipario.
Per una Sondrio viva, attiva, brillante.
Mola si addormentò beatamente, in cinque minuti. Un po' russava, anche.
